Grosseto – Confconsumatori, appello al Governo sul “risparmio tradito”

Grosseto: i fronti aperti su subordinate Mps, diamanti, banche venete e Bpvi,
fondi immobiliari di Poste Italiane e Banca Etruria
Confconsumatori ha sollecitato al Governo un tavolo organico di confronto sul risparmio evidenziando “calde” situazioni ancora aperte.
Il punto a livello nazionale
Obbligazioni subordinate Banca Mps emesse all’estero e cedute a piccoli risparmiatori in Italia – Nella fase di salvataggio della banca il precedente Governo ha provveduto al rimborso delle obbligazioni subordinate emesse da Mps in Italia nella misura in cui queste erano detenute da piccoli risparmiatori e non investitori istituzionali o speculatori. È sfuggito al ministero dell’Economia che la Banca Mps ha collocato dal 2005 al 2020 numerosi prestiti obbligazionari subordinati all’estero (Lussemburgo) che erano riservati alla clientela istituzionale. La nostra disciplina legislativa non vieta però che questi titoli, nella fase successiva all’emissione, possano circolare ed essere ceduti anche alla clientela retail. Pertanto con noto decreto ministeriale è stata disposta, per deterioramento patrimoniale dell’emittente, la conversione in azioni delle obbligazioni subordinate (burden sharing). Operazione che non ha colpito solo gli speculatori e gli investitori istituzionali, quali i fondi comuni, ma anche migliaia di inconsapevoli piccoli risparmiatori italiani cui erano stati venduti, prevalentemente dagli zelanti dipendenti della Mps, titoli finanziari ad alto rischio e particolarmente complessi con gravissime e reiterate violazioni degli articoli 21 e seguenti del Tuif, il Testo unico in materia di intermediazione finanziaria. Ad oggi, pertanto, quelle famiglie che volevano solo avere una normale obbligazione bancaria con rendimento assicurato e capitale ulteriormente assicurato si sono ritrovate azioniste di una banca quotata in borsa e travolta dalle proprie difficoltà, con la conseguenza pratica che hanno perduto l’80% circa del capitale investito e qualsivoglia possibilità di un rendimento. Confconsumatori assiste centinaia di risparmiatori e ha già avviato numerose cause civili (contro Mps) in tutta Italia: tuttavia è auspicabile che la problematica venga risolta in via generale, perché la modalità di circolazione di questi titoli risulta agghiacciante. La negativa e costante risposta della banca (ormai controllata dallo Stato) alle istanze risarcitorie, mal si concilia appunto con la natura di banca ormai pubblica e con gli sbandierati utili del primo trimestre per 188,3 milioni di euro.
Fondi immobiliari collocati da Poste Italiane – Poste Italiane, società praticamente ad intero capitale pubblico, negli anni 2004 e 2005 ha collocato in esclusiva alcuni fondi immobiliari chiusi (Immobiliare Europa 1 e Obelisco). Il primo di questi fondi è ormai scaduto e nulla ha rimborsato ai quotisti (cui la normativa italiana, in generale, priva di qualsiasi controllo e potere nei confronti della società di gestione del risparmio). E per Obelisco non si attende nulla di buono. Ovviamente gli zelanti dipendenti di Poste hanno ceduto le quote di fondi immobiliari – investimento ad altro rischio, complesso e illiquido – ai pensionati e piccoli risparmiatori che affollavano e affollano gli sportelli postali. Poste Italiane, si può dire quindi lo Stato italiano, fa sapere informalmente di voler intervenire con risorse compensative secondo criteri e modalità che intende fissare unilateralmente, negando ogni costruttivo e immediato confronto con le associazioni dei consumatori rappresentative dei consumatori-risparmiatori secondo il Codice del consumo. Si auspica dunque un intervento urgente del Governo, anche quale azionista di larga maggioranza, affinchè la società Poste apra a un confronto concreto sulle modalità di definizione, rapide ed economicamente vantaggiose per i risparmiatori, del numeroso contenzioso.
Diamanti – Un’altra scottante tematica di cui la Confconsumatori si sta occupando, assistendo centinaia (se non migliaia) di piccoli risparmiatori, è quella scandalosa della vendita dei diamanti agli sportelli bancari. Per i diamanti l’intervento del Governo non è diretto ma politico. Infatti la vicenda è ormai nota e ha portato a un’istruttoria dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha accertato comportamenti grotteschi e truffaldini di banche e società di vendita dei diamanti. A onor del vero, alcune banche tipo Banca Intesa e Unicredit hanno avviato (a quanto pare) rimborsi generalizzati ai propri clienti. La solita Banca Mps ha annunciato ai propri clienti – in netto ritardo rispetto alle altre due banche – rimborso totale, senza peraltro che ad oggi Confconsumatori e i propri associati possano certificare anche solo un rimborso. Oltretutto per quanto concerne Mps già pendono diversi giudizi civili che necessitano di una definizione complessiva e vantaggiosa per i risparmiatori. Per Banco Popolare (terza banca dal paese) non risulta invece costruito e avviato alcun percorso con le associazioni dei consumatori e non risulta manifestata alcuna volontà positiva e generale di compensazione dei risparmiatori. In conclusione il Governo può certamente orientale e vincolare le decisioni di Banca Mps e può intervenire a livello morale nei confronti di tutti gli altri soggetti conivolti per chiudere il contenzioso.
Senza dimenticare: Gli obbligazionisti delle quattro banche (Banche Marche, Banca popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti) che giustamente lamentano l’ulteriore ristoro del 20% in processi penali e civili, ormai radicati con successo nei confronti degli acquirenti delle banche fallite. Gli azionisti delle banche venete cui veniva subordinata la concessione di mutui (anche alle famiglie) all’acquisto di azioni a prezzi esorbitanti e fuori dai mercati regolamentati, con danni chiesti sia in sede penale nei diversi processi penali contro gli amministratori e sia attraverso la prosecuzione delle azioni civili già avviate e proseguite nei confronti di Banca Intesa, per la quale è stata approvata una legislazione ad hoc nel tentativo di non far rispondere la banca dell’operato delle precedenti.
Il punto sulla situazione “risparmio tradito” a Grosseto
Subordinate Mps: I grossetani che hanno lamentato l’inganno nella vendita di subordinate estere e che si sono rivolti all’associazione sono 21 per un totale di 1.750.000 euro. Alcuni di questi – per la precisione 9 – hanno avviato già azioni civili dinanzi al Tribunale di Grosseto, senza aver mai ricevuto risposte positive ai propri reclami, per un totale di 900.000 euro. Uno dei nove grossetani ha già vinto un ricorso dinanzi all’Arbitro per le controversie finanziarie, ottenendo un rimborso parziale di 35 mila sui 100 mila richiesti, e ha comunque deciso di proseguire con l’azione giudiziaria ritenendo errato il calcolo del danno svolto dagli arbitri Consob. Nel provvedimento emerge l’erroneità dei messaggi negli eseguiti di borsa che indicavano i titoli nella categoria dei titoli di Stato.
Diamanti: I grossetani che si sono rivolti alla federazione di Grosseto sono ben 17 e si sono visti rifilare pietre per un totale di 546.000 euro. Uno di questi ha ottenuto dalla banca, col semplice reclamo dell’associazione, il rimborso totale per 11 mila euro. Due dei soggetti coinvolti hanno ottenuto soddisfazione parziale dalla loro banca, ottenendo circa il 50% dell’investito, rispettivamente per 73.000 e 6.500 euro, con la facoltà di poter agire per l’ulteriore perdita nei confronti della società venditrice. Sette dei protagonisti hanno già avviato azioni giudiziarie nei confronti della banca coinvolta e della società di vendita per un totale di 320.000 euro. Uno dei rimborsati parziali ha attivato azione giudiziaria nei confronti della sola società venditrice dei diamanti chiedendo il ristoro dell’ulteriore danno per 73.000 euro. Banca Mps, come segnalato al Governo, dopo la ricezione degli atti di citazione ha fatto pubblicamente sapere che è intenzionata a rimborsare il 100% ma ad oggi non risulta alcun pagamento eseguito e non risultano contatti per la definizione del contenzioso. Anzi, nei prossimi giorni verrà avviato per uno dei risparmiatori un nuovo tentativo di mediazione nei confronti di detta Banca.
Banche venete, Bpvi: Gli azionisti grossetani che avevano deciso, prima del crack bancario Bpvi, di agire per ottenere il risarcimento delle azioni o per interrompere il pagamento di finanziamento erogato per il pagamento delle azioni, sono 11 per un totale di circa 80 mila euro. In aggiunta l’associazione sta assistendo una famiglia di anziani che sta attendendo l’esito delle indagini preliminari nei confronti del direttore di banca, visto che sono stati fatti investire oltre 60 mila euro di azioni. Le cause sono state interrotte e ben 8 degli 11, ad oggi, hanno deciso di tentare la prosecuzione della causa nei confronti di Banca Intesa; gli altri attendono l’esito della giurisprudenza sul caso che per il momento appare favorevole nel vedere Intesa subentrare, nonostante il decreto legge ad hoc, nei giudizi di Bpvi. Sette associati inoltre hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo che vede imputati i vertici di Bpvi per bancarotta e altri delitti.
Fondi immobiliari di Poste Italiane: Sono complessivamente 16 i grossetani che hanno acquistato agli uffici postali negli anni 2004-2005 quote di fondi immobiliari collocati da Poste, pensando di fare un investimento “postale” al pari dei buoni postali o libretti. Complessivamente si tratta, per il momento, di 100 mila euro di perdite. Dieci grossetani hanno già avviato azioni giudiziarie per complessive 60 mila euro. Nei prossimi giorni sono comunque previsti ulteriori incontri con altri soggetti.
Banca Etruria: Molti degli obbligazionisti, ma non tutti, hanno ottenuto il ristoro pubblico tramite il fondo di garanzia dell’80%. Ad oggi proseguono le cause che vedono i 117 grossetani chiedere ad Ubi Banca; tuttavia per effetto del fondo statale l’originario petitum di oltre 3 milioni complessivo si è ridotto a circa 1 milione di euro. Quasi tutti gli obbligazionisti (alcuni dei quali detentori anche di azioni) ed altri risparmiatori grossetani azionisti della banca sono stati ammessi come parti civili nel processo penale pendente ad Arezzo contro 16 imputati (tra amministratori e sindaci revisori della banca). In totale il numero dei grossetani assistiti in quel processo ammonta a 133 con una richiesta di danno, solo patrimoniale, per circa 1,2 milioni di euro.

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