Dopo oltre dieci anni torna l’operetta a Piombino

Nel panorama della piccola lirica italiana, L’Acqua Cheta di Giuseppe Pietri è da considerarsi uno dei migliori prodotti del teatro leggero italiano per la piacevolezza delle musiche e per il brillante testo tratto dall’omonima commedia in vernacolo fiorentino di Augusto Novelli del 1908. Dopo la prima rappresentazione nel 1920 a Roma de «L’acqua cheta», un giornale scrisse, con ragione, che era nata l’operetta italiana. Non più principesse o viveurs, lustrini o champagne, lusso di palazzi o ambasciate, ma la vita delle sartine, degli studenti, delle mamme generose, delle piccole borgate di periferia. Protagonista della svolta è l’elbano Giuseppe Pietri, nato nel 1886, che, a trent’anni, inizia con successo la sua carriera di compositore con «Calendimaggio» per arrivare al suo capolavoro «Addio Giovinezza» nel 1915. L’Acqua Cheta è molto vicina alla commedia musicale, con temi noti al grande pubblico (si ricordi «Com’è bello guidare i cavalli») l’operetta è ambientata nella Firenze degli anni ’20 e tratta le vicissitudini di una famiglia borghese con momenti di forte impatto spettacolare e visivo, sui quali spicca la celebre «Rificolona».

Ingresso € 15 (ridotti € 12).
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